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SIGNIFICATO DI ZANSHIN

Zanshin si traduce in “ZAN”= mantenere, “SHIN”= spirito, letteralmente “mantenere lo spirito allerta”. Il vero Zanshin nasce da una concentrazione di tutti i sensi rivolta ad un particolare momento o ad una determinata azione, fisica e/o mentale “qui ed ora”.
Lo Zanshin delle Arti Marziali è strettamente legato al Mi Kamae (postura del corpo esterna) e Ki Kamae (postura psicologica interna).
La perdita dello Zanshin equivale ad aprire una falla (KYO) nella propria difesa che potrebbe essere sfruttata dall’avversario per abbatterci.
Zanshin: “ciò che resta della mente e del corpo”. Pausa attiva in cui la mente metabolizza l’esperienza e il corpo ripristina l’energia. Separazione che unisce un’azione alla sucessiva. Zanshin è un’esperienza naturale comune a molti. Zanshin può’ essere pratica quotidiana, ogni azione, anche la piu’ banale può avere un suo zanshin. Vediamo ora una spiegazione un po più filosofica.
Proviamo ad immaginare un colpo (ippon) come il cerchio qui rappresentato (un’immagine tipica nell’iconografia del buddhismo zen). È palese il fatto che il principio e la conclusione di tale figura siano equivalenti; nella figura, infatti, vediamo che come la parte iniziale inizi da un tratto fino per ingrandirsi, stesso procedimento ma all’inverso si trova nel piccolo segmento finale. Utilizzando questa figura metaforicamente possiamo immaginare un
colpo che inizi e finisca nella stessa maniera, ossia nel kendo ritornando in chudan no kamae. Questa posizione è la nostra rampa di lancio per ogni colpo, di conseguenza è sempre lì che dobbiamo tornare: un colpo, una circonferenza tenute insieme dalla guardia basilare del kendo. Affinchè ci sia ippon sono necessarie due cose:

1 – l’unione di ki ken tai, ovvero di spirito, spada e corpo;
2 – zanshin, ossia offrire a noi stessi la possibilità di disegnare un altro cerchio.
Un ippon deve contenere questi due punti, tuttavia, sebbene lo zanshin sia un elemento che ci mette in condizione di fare un altro ippon, in ogni colpo non deve esserci traccia di risparmio. Questo è tipico della filosofia giapponese d’influenza buddhista, ma che in parte è stata sviluppata anche dai filosofi romani, i quali la riassunsero in questa frase: in medio stat virtus. I giapponesi, però, la hanno un po complicata: bisogna dare il massimo in un colpo, ovvero, se si parlasse di uno scontro volto ad uccidere l’avversario, farla finita con un taglio, ma conservare quello stato d’animo, lo zanshin per l’appunto, che ci consenta di ferrarne poi un altro.
È una ricerca complessa e lunga, ma che conferisce all’arte della spada giapponese quel suo elemento spirituale che tanto la contraddistingue.

IL NOSTRO IDEOGRAMMA

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L’ideogramma dello Zanshin Dojo è composto da un Torii (elemento presente all’entrata del Dojo) riportante sulla parte superiore quattro semi cerchi che stanno a rappresentare le tre scuole principali (Morihei Ueshiba, Jigoro Kano e Minoru Mochizuki) che hanno dato vita allo Yoseikan Budo (semi cerchio che le unisce), arte marziale praticata nello Zanshin Dojo.
All’interno del Torii, racchiuso in un cerchio che riporta il nome del Dojo con un richiamo voluto alla bandiera giapponese (la “o” rossa piena), troviamo il kanji “Zanshin”.

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